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Posa delle “pietre d’inciampo” in memoria di cinque cavriaghesi

Comunicati stampa, News    0 Commenti     19/01/2019

Sono state posate a Cavriago cinque targhe in ottone, le cosiddette “Pietre d’inciampo”, dall’artista berlinese Gunther Demnig in memoria di cinque vittime cavriaghesi del fascismo e nazismo, deportate e uccise nei lager nazisti. Vittorio Mariani, Enea Pozzi, Mario Vincenzo Gualerzi, Giovanni Bernuzzi e Umberto Montanari: questi i loro nomi.

Demnig da oltre 20 anni installa le pietre in tutta Europa davanti alle case in cui vivevano le vittime della persecuzione fascista e nazista, in cui furono arrestate o da cui dovettero fuggire. L’artista berlinese è venuto a Cavriago su invito di Istoreco, Anpi Cavriago e Comune di Cavriago. Hanno partecipato all’iniziativa i ragazzi dell’istituto superiore D’Arzo – che hanno fatto un importante lavoro di ricerca sulle vite dei cavriaghesi morti -, molti cittadini, rappresentanti di associazioni e gli studenti delle Medie del paese con i loro insegnanti.

Durchfeld Matthias, di Istoreco, ha introdotto l’iniziativa spiegando che “le pietre d’inciampo, posate da Gunther Demnig, fanno parte del più grande monumento diffuso di denuncia di ciò che è stato l’olocausto. Stamattina ne posiamo cinque qui a Cavriago per ricordare Vittorio Mariani, Enea Pozzi, Mario Vincenzo Gualerzi, Giovanni Bernuzzi e Umberto Montanari. Cinque cavriaghesi che sono stati deportati e uccisi nei lager nazisti. Li vogliamo ricordare nei luoghi di vita: posando le targhe davanti alle loro case, nel loro paese, dove avevano vissuto con le loro famiglie. Ringrazio gli studenti del D’Arzo che hanno collaborato nel lavoro di ricerca per ricostruire la vita di queste persone e ringrazio gli insegnanti e i ragazzi delle Medie di Cavriago che stamattina, così numerosi, hanno deciso di partecipare e seguire tutte le tappe del percorso”.

Il sindaco Paolo Burani ha poi preso la parola e ha sottolineato: “Oggi ricordiamo questi nostri cinque concittadini nell’ultimo luogo dove hanno vissuto da uomini liberi, a Cavriago. Attraverso le pietre d’inciampo, chiunque vi si imbatterà non potrà dimenticare la loro storia – ha detto il primo cittadino -. Oggi, di fatto, facciamo un esercizio di memoria, che ci dà lo spunto per riflettere anche su ciò che sta accadendo intorno a noi, ora: negli Stati Uniti c’è un presidente che sta costruendo un muro con il Messico, proprio a trent’anni dalla caduta del muro di Berlino. E un altro muro si sta ergendo, quello contro gli stranieri: un muro di odio, di caccia al nemico. Purtroppo il nostro tempo ci insegna che le conquiste del passato non sono per sempre e che il male è sempre in agguato. Dobbiamo imparare dalla storia, conoscerla. Perché la storia si ripete, in diverse forme, ma si ripete. Non dobbiamo tornare a cadere negli stessi errori. Mi rivolgo in particolare agli studenti qui presenti: studiate la storia, vi dota di “anticorpi” per evitare che il germe dell’odio torni fuori. Ecco perché è bene, anche attraverso le pietre d’inciampo, risvegliare la memoria delle persone”.

I ragazzi del D’Arzo hanno letto le vite delle cinque vittime. Erano presenti diversi familiari: c’è chi ha portato una foto del proprio caro, chi ha voluto donare una cornice in legno all’artista berlinese.

I “protagonisti” delle pietre d’inciampo: le storie ricostruite dagli studenti del D’Arzo insieme ad Istoreco e Anpi

Enea Pozzi. Classe 1916, residente in piazzaletto Garibaldi a Cavriago oggi n. 11, venne arrestato a Roma il 9 settembre 43 e deportato nel KZ Dora presso Nordhausen dove morì il 7 gennaio 1944. Di professione falegname, come tutta la famiglia, il padre era stato un combattente della Prima guerra mondiale, ammalatosi in conseguenza e morto alcuni anni dopo, in pieno fascismo che ne strumentalizzò la morte celebrando funerali di regime. Per questo Enea avrebbe dovuto essere esonerato dalla leva ma venne richiamato alle armi nel ’39 per poi essere mandato in congedo illimitato, in quanto orfano di guerra, nel ’41. Richiamato alle armi per esigenze speciali nel maggio ’43, l’Armistizio lo sorprese a Roma dove venne catturato dai tedeschi e deportato. E’ morto in deportazione per cause imprecisate.
Giovanni Bernuzzi. Classe 1922, residente in via Quercioli – S. Nicolò oggi n. 7. Venne catturato dai tedeschi il 9 settembre 1943, in lovalità imprecisata, e deportato a Fallingbostel, Saalfeld dove morì il 22 marzo 1944 in seguito a deficienza cardiaca e circolatoria. Attualmente è sepolto presso la tomba di famiglia a Bibbiano dopo che il nipote Francesco, con la collaborazione di Istoreco, ne ha riportato a casa le spoglie, prima sepolte al cimitero militare italiano d’onore ad Amburgo.
Vittorio Mariani. Classe 1921, residente in via Campofiori 6, catturato il 12 settembre 1943 dai tedeschi in località imprecisata anche se sappiamo che era guardia di frontiera. Deportato e morto a Bydgoszcz (oggi Bromberg) il 20 agosto 1945 per tifo. Di mestiere risulta fornaio, secondo il foglio matricolare dell’archivio di stato di Modena.
Umberto Montanari. Classe 1896 residente a Cavriago in piazza Mazzini oggi n. 1. Fin dal 1938 si recò in Germania a lavorare probabilmente come muratore. Nell’ultimo suo periodo a Cavriago lavorò al mulino Avanzi. Continuò a recarsi in Germania per lavorare almeno fino al 1943 quando non si hanno più sue tracce sui documenti per diversi mesi, fino a ritrovarlo detenuto nel Kz Niedershelden, dove rimase dall’11 ottobre ’43 al 24 gennaio 1944 quando morì ucciso, secondo alcune testimonianze per un colpo d’arma da fuoco forse sparato da un agente della Gestapo, ma dati solo di testimonianza orale. Stranamente risulta anche sul sito Albo IMI caduti, con sepoltura indicata a Francoforte sul Meno presso il cimitero militare italiano d’onore.
Mario Vincenzo Gualerzi. Nato nel 1912, residente a Cavriago in via Roncaglio oggi n. 21. Venne catturato e deportato dai tedeschi in quanto soldato francese. Gualerzi infatti era emigrato, per motivi economici seguendo il fratello Guido, in Francia ad Antibes. A differenza del fratello – che infatti nel ’40 venne rimpatriato – Mario prese la cittadinanza francese trovandosi così, e viene da pensare per scelta o avrebbe seguito il fratello, a combattere contro altri italiani. Catturato dai tedeschi venne deportato come militare francese. Morì nella cittadina di Dinslaken (nel locale ospedale) in seguito a malattia il 26 febbraio 1945. Oggi è sepolto nel cimitero militare di Antibes.
(19/01/2019)
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