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Pagina21 - Il Gruppo di lettura del Multiplo

Il gruppo Pagina21 dal mese di maggio 2018 si sdoppia in due gruppi, in due fasce orarie diverse, così da mantenere una dimensione "giusta" e dare spazio agli interventi di tutti e a un confronto più approfondito.

Sono quindi stati proposti e votati 2 libri per i 2 gruppi:

Giovedì 3 Maggio 2018

Il gruppo di lettura prosegue anche in estate, di seguito il calendario dei prossimi incontri:

Giovedì 7 Giugno, ore 18-20 e ore 20.30-22.30
Giovedì 5 Luglio, ore 18-20 e ore 20.30-22.30

I LIBRI DI PAGINA21

Giovedì 5 aprile 2018, ore 20.30
Revolutionary Road, di Richard Yates.

“La riapertura del sipario rivelò i protagonisti in un rapido scorcio di umana desolazione”
“La gente ha smesso di pensare, di provare emozioni, di interessarsi alle cose; nessuno che si appassioni o che creda in qualcosa che non sia la sua piccola, dannata, comoda mediocrità”
“Il fatto è che non so chi sei…e se anche lo sapessi temo proprio che non servirebbe a nulla perché, vedi, non so neppure chi sono io…”
“…una scatola di piantine rinsecchite che la signora Givings aveva regalato agli Wheeler , abbandonata in cantina…”
Queste citazioni dal libro, secondo alcuni lettori del gruppo, contengono il messaggio centrale che Yates ci trasmette: il fallimento di un’intera società, quella americana del dopoguerra, il senso di vuoto, di frustrazione, l’ipocrisia, la falsità, il pessimismo totale. Chi ha apprezzato il libro, e sono stati davvero tanti, si è riconosciuto in questa interpretazione, sottolineando la profonda angoscia che la lettura trasmette, in un crescendo di ansia e anche di irritazione nei confronti di quasi tutti i personaggi, nei quali è impossibile identificarsi positivamente.
A proposito della negatività dei personaggi, è stato notato che Yates, con uno stile molto cinematografico, non si spinge mai a giudicare o ad approvare, ma fornisce a noi lettori le chiavi per esprimere un nostro giudizio, che per alcuni è di netto rifiuto e disapprovazione, per altri di pietà o compassione.
Un lettore appassionato di storia ha però ricordato che questo libro non si può capire senza la contestualizzazione (maccartismo, caccia alle streghe…) che diventa la ragione vera per cui i protagonisti fuggono, si chiudono nelle loro casette e nelle loro relazioni fasulle, nel conformismo, nell’abbandono dei valori fondanti del sogno americano. Per questo il quartiere che dà il titolo, Revolutionary Road, allude ironicamente a una strada che è diventata un vicolo cieco. Non a caso l’unico personaggio che lo ha capito è John, il matto, il solo che dice la verità e perciò non può far parte di un mondo che è tutta un’enorme messinscena, come la commedia malriuscita dell’incipit.
E sono proprio le parole di John a far precipitare la storia verso il tragico epilogo (che Yates ha rivelato essere stata la prima cosa da lui scritta, per poi procedere a ritroso nell’intreccio).
Sull’epilogo e sul personaggio di April si è acceso un vero dibattito nel gruppo: la sua decisione di abortire è l’unica decisione dell’intera storia, le altre accadono per caso o comunque sono subìte piuttosto che scelte. D’altronde lo stesso Yates ha detto di aver scritto un libro sull’aborto: uno spettacolo abortito, carriere abortite, sogni abortiti, fino all’aborto reale. Alcuni ritengono egoista la decisione di April, rispetto soprattutto ai figli, altri ribadiscono la sua totale disperazione senza uscita, altri ancora vedono in questo gesto la decisiva rottura della finzione che fino a quel momento aveva caratterizzato la sua vita. Anche sul personaggio di Frank sono state fatte molte osservazioni: sul suo narcisismo, sulla sua meschinità, sull’opportunismo: forse il ritratto più feroce.
Da più parti si è comunque affermato che, pur nella negatività del quadro generale, questo libro è ancora attuale, nel senso che ci costringe a riflettere sul nostro mondo, i nostri rapporti di coppia o amicali, i nostri lati oscuri…insomma innesca un lavoro introspettivo al di là della condivisione o meno del messaggio.
Per ottenere tutto questo Yates ha avuto bisogno di 439 pagine!   che per alcuni sono troppe: infatti c’è chi non ha finito il libro, mentre una sola è stata la stroncatura vera e propria.
Inevitabile il confronto con l’omonimo film: a parere di molti il regista sembra aver usato il libro come sceneggiatura, rispettandone la struttura, i tempi, la trama.
Anche il confronto con i desolanti quadri di Hopper è stato opportunamente proposto da una lettrice, mentre altri, rispondendo a chi ritiene il libro prevalentemente autobiografico, hanno ricordato tanta letteratura americana contemporanea a Yates, altrettanto permeata di pessimismo.


Giovedì 8 marzo 2018
Murakami Haruki, L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio

Il libro ha suscitato una vivace discussione, a partire dal livello di gradimento che risulta abbastanza nettamente ripartito tra chi ha molto apprezzato il volume e chi esprime invece perplessità, pur senza arrivare a una stroncatura (formulata da pochissimi). Possiamo dunque individuare i seguenti punti di forza del romanzo: scorrevolezza della scrittura (diversi affermano di averlo "divorato"), scavo interessante nell'intimità del protagonista e nelle percezioni degli altri personaggi, idea di base originale, temi classici e convincenti (amicizia, formazione, adolescenza, morte, viaggio...), ruolo interessante della musica, come spesso nei libri di Murakami.
Chi ha decisamente detestato il libro sostiene di averlo trovato piatto, ripetitivo, prolisso, oppure noioso tanto da rendere faticosa la lettura.
Una buona parte di lettori esprime un giudizio a metà strada, sostenendo la qualità dello stile dell'autore e l'interesse della trama, tuttavia ritiene che purtroppo la stessa trama non riesca a tradursi in una struttura narrativa coesa e coerente, osservando come alcuni passaggi sfuggano o rimangano sospesi o non conclusi (l'amico Haida che scompare, il finale troppo aperto, le contraddizioni vistose dei personaggi...). Questi stessi lettori, d'altra parte, riconoscono la forza di alcune scelte ben riuscite: nomi dei personaggi collegati ai colori, evoluzione di Tsukuru "costruttore di stazioni" ma anche di relazioni, dunque tutt'altro che incolore.
Condivisa è peraltro la riflessione sulla profonda differenza e lontananza delle due culture, orientale e occidentale, tale da ostacolare la comprensione, da parte nostra,di un mondo sconosciuto: la riservatezza-chiusura dei giapponesi, la loro difficoltà ad esprimere sentimenti, il rispetto dell'altro tanto radicato dall'impedire a Tsukuru la richiesta di chiarimenti sul perchè il gruppo lo abbia allontanato.
Qualcuno osserva che potrebbe trattarsi anche di un problema di traduzione, mentre i lettori che più conoscono Murakami affermano che i traduttori italiani dell'autore sono di altissima qualità.
Sempre i lettori che amano particolarmente l'autore giapponese sostengono che fa parte della visione del mondo giapponese l'assenza di linearità, di un inizio e di una fine ben precisati, di una logica stringente: tutte caratteristiche molto occidentali, mentre i giapponesi tendono a vedere la complessità, le contraddizioni della vita, e scavano nei dettagli.