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150 milligrammi

da venerdì 10 febbraio al Novecento

di Emmanuelle Bercot
con Sidse Babett Knudsen, Benoit Magimel, Charlotte Laemmel

Genere: Film
Durata: 128'
Regia: Emmanuelle Bercot.
Sceneggiatura: Emmanuelle Bercot, Severine Bosschem, Romain Compingt, Irene Frachon.
Fotografia: Guillaume Schiffman.
Montaggio: Julien Leloup.
Costumi: Pascaline Chavanne.
Interpreti: Sidse Babett Knudsen, Benoit Magimel, Charlotte Laemmel, Isabelle de Hertogh, Lara Neumann, Philippe Uchan.
Produttori: Caroline Benjo, Carole Scotta.
Distribuzione: Bim Distribuzione.
Origine: Francia, 2016.

Una pneumologa dell’ospedale universitario di Brest scopre un legame fra l'assunzione del farmaco Mediator e il decesso di alcuni suoi pazienti. Dopo aver sottoposto la possibilità di una correlazione di causa-effetto al gruppo di ricerca farmacologico della struttura, decide insieme a loro di chiedere all'Agenzia Francese del Farmaco di ritirarlo dal mercato, dove è venduto da una trentina d'anni. Ha inizio una guerra sproporzionata fra il piccolo team bretone, il Ministero della Salute e soprattutto il colosso farmaceutico che lo commercializza. Film ispirato ai fatti vissuti dalla dottoressa Irene Frachon tra il 2009 e 2010.
Emmanuelle Bercot voleva fare il medico. Lo ha rivelato in un'intervista confessando la sua passione, derivata dal padre chirurgo, di ospedali, sale operatorie e malattie. È finita per fare altro, ma pur da regista non si è fatta mancare la soddisfazione di osservare le gesta di una dottoressa assai determinata e combattiva. Affascinata più dal carattere bizzarro che non dalla professionalità della Frachon, ha messo in piedi un progetto ambizioso a cui ha lavorato per diversi anni e che tocca più il genere investigativo / giudiziario dentro al cinema di denuncia che non il medical drama.
Con un'ispirazione notevole, la Bercot non ha perso il senso del necessario equilibrio per affrontare non solo una delicatissima vicenda reale con protagonisti viventi, ma anche una tensione emotiva che altrove l'aveva fatta "sbandare".
Certamente non mancano gli eccessi pop della sua regia, con inserti musicali non particolarmente adatti e alcune scelte visive discutibili; l'operazione comunque non è negativa e tiene incollato - e indignato per le ingiustizie mostrate - lo spettatore per tutta la durata del film.